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Quasi dieci anni fa, quando iniziai gli studi di design, all’università già si parlava di stampa 3D che, proprio a quei tempi, incominciava ad avere prezzi ragionevoli anche per i piccoli-medi studi di progettazione. Non mi attirava per nulla, la vedevo (almeno a quei livelli) solo come una moda, come un gioco, non in grado di produrre prodotti realmente utilizzabili tutti i giorni. E non avevo tutti i torti, i materiali disponibili allora – in particolare l’ABS – sono difficili da stampare 3D e non hanno una buona resistenza a causa della delaminazione. Preferivo di gran lunga il taglio laser dell’acciaio INOX.

L’innovazione della stampa 3D

Oggi il panorama della stampa 3D si è evoluto, in particolar modo grazie al dilagare delle stampanti 3D “cinesi” dal basso costo. Dedicate specialmente ai dilettanti, e non ai professionisti, hanno comunque contribuito a stimolare gli investimenti in ricerca e sviluppo da parte dei produttori, sia di stampanti 3D che di materiali per la stampa (i filamenti).

Le stampanti 3D del 2018, unite a materiali avanzati come l’ASA o il policarbonato, ma anche al più comune PLA, sono in grado di produrre oggetti tridimensionali molto accurati e allo stesso tempo anche resistenti, usabili persino in condizioni estreme. La possibilità di trasformare in materia un progetto digitale, oppure di riprodurre una copia di un oggetto esistente, ha qualcosa di magico. Anche chi stampa 3D da anni resta ogni volta incantato a vedere i livelli di plastica fusa depositarsi un micron alla volta fino a realizzare l’oggetto desiderato.

Teschio di Velociraptor mongoliensis stampato 3D

Il video in alto è stato montato e pubblicato per dimostrare le potenzialità di una nuova stampante 3D che mi hanno chiesto di testare come product designer e blogger. Protagonista della clip è un teschio di Velociraptor mongoliensis stampato 3D in PLA e poi dipinto con varie tecniche fino a risultare incredibilmente realistico, proprio come un vero fossile di dinosauro. Il modello 3D è stato condiviso su Thingiverse dall’artista Inhuman_Species, che l’ha pazientemente scolpito basandosi su fotografie e disegni paleontologici di veri crani di Velociraptor.

Cranio di Velociraptor stampato 3D a grandezza naturale

Velociraptor mongoliensis è la specie tipo del genere Velociraptor, un dinosauro carnivoro estinto appartenente alla famiglia dei Dromaeosauridi, documentato allo stato fossile in rocce riferibili al tardo Cretaceo (Campaniano) della Mongolia. Da evidenze paleontologiche indirette, viene ritenuto dotato di piumaggio.

Il modello stampato 3D, con non poche difficoltà (infatti la parte posteriore della testa è ricca di dettagli), è a grandezza naturale: infatti il Velociraptor era un dinosauro abbastanza piccolo – della stazza di un cane – e non grosso e spaventoso come immaginato da Spielberg nel celebre Jurassic Park.

La stampa 3D come veicolo di cultura

Portare a termine un progetto del genere comporta ricerche e studi a vari livelli; il più banale è come dipingere la riproduzione del teschio fossile. Grazie a Internet è facile reperire fotografie di veri scheletri di Velociraptor da usare come riferimento per le tonalità cromatiche dei denti o di altri dettagli. E poi una cosa tira l’altra, s’inizia a ricercare uno specifico argomento e si finisce per scoprire tante altre cose nuove, allungando lo sguardo verso nuovi orizzonti.

Denti di Velociraptor stampati 3D

Ma la stampa 3D non si limita a stimolare la curiosità dei soli “3D maker”, ma anche quella di migliaia di persone che ogni giorno visitano musei e, spesso senza neanche saperlo, ammirano ricostruzioni tridimensionali di dinosauri lunghe decine di metri e talmente reali da essere irriconoscibili dagli originali. La stampa 3D, in questo come in tantissimi altri settori, consente di riprodurre praticamente qualsiasi cosa in qualunque parte del mondo, rendendola fruibile a tutti. Un esempio di cui si è discusso molto è la ricostruzione dello scheletro di Spinosaurus, il più grande dinosauro carnivoro (più grande anche del T-Rex). Poco importa se è di plastica o di ossa pietrificate, l’importante è che metta in moto la fantasia, generi nuove idee, ci faccia capire che ce la saremmo vista brutta se fossimo nati 60 milioni di anni fa!

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